| Gabriele Picco | "Potrei
stupirvi ma non è detto" Soltanto pochi mesi fa la grande angoscia di tutti era sapere per quale motivo dovremmo preferire Stanley Kubrick a Laura Pausini o Carlo Carrà a Raffaella Carrà. Infatti nel momento in cui tutto è alla portata di mano di tutti, i criteri di scelta smettono di essere così evidenti e a dispetto di ciò che dice la pubblicità televisiva del Magnum Algida, la vita non è più "fatta di priorità", e il primo posto non è detto che sia occupato da un gelato (ma nemmeno da un musicista d'avanguardia). Ai bei tempi avevamo veramente il problema di cosa mettere per primo, e avevamo ancora una hit in cui decidere che cosa andasse in testa e cosa in coda. Più di dieci anni fa c'erano già dei minimi sintomi folcloristici, come una pornodiva eletta in Parlamento, un ministro che frequentava le discoteche riminesi o un attore di secondo piano che diventava Presidente degli Stati Uniti. Ma tutti questi sintomi si sono assiepati fino a quando, oggi, hanno raggiunto una massa critica; sono il presente assoluto dei nostri quotidiani, dei settimanali, dei Tg e della pubblicità. Oggi un premio Nobel fa spettacolo con una valletta, un'azienda televisiva fonda un partito politico e un Presidente rischia il posto per una stagista. Di fronte a notizie di questo calibro, non c'è più scelta tra le priorità, fossero anche il Magnum, e dove metti i piedi ti trovi sempre su un terreno minato. Proprio come il pavimento esplosivo preparato da Gabriele Picco, che ha la comicità del petardo più che la pericolosità della sparatoria, anche se l'odore di polvere da sparo potrebbe essere sia quello di un botto che quello di un revolver. Ma tutto questo esplodere di che cosa è metafora? Negli esempi che abbiamo fatto sopra, ognuno sarà facilmente in grado di sostituire dei nomi e dei cognomi propri a degli impropri sostantivi o aggettivi (pornostar, stagista, presidente, ministro...). Così facendo, però, otterremmo quella falsa e tuttavia familiare consapevolezza che è ormai tipica di ogni prima pagina di quotidiano. Dire che Bill Clinton ha avuto una relazione sessuale con Monica Lewinski fa ormai parte del nostro paesaggio quotidiano, ma dire che il Presidente ha perso il posto per un pompino, questo sì che é esplosivo! Ebbene, Gabriele Picco manifesta l'abile genialità fanciullesca di dare la notizia sotto una forma infantilizzata, con un linguaggio semplice fatto di nomi comuni e di fatti "strani":"L'avido di bellezza","Allo zenit del calvo", "Il lanciatore di pozzanghere in allenamento", che cosa sono, oltre i titoli delle sue opere? Diffficile rispondere oppure facilissimo: sono i titoli del giornale, dell'inserto illustrato, della futura news televisiva, sono l"'Accadde domani" di oggi, con la sola, ma capitale, differenza. Domani, quando leggeremo o ascolteremo l'assurda notizia del "Mangiatore di film al cinema", del "Distributore di fitte al cervello", o della "Scultura che contiene persone simpatiche", notizia data con nomi, cognomi e articolate spiegazioni, non ci accorgeremo della sua totale assurdità, che è ormai anche la nostra. Assurdità di quel Tutto che ci ispira tutto, e a cui tutto s'ispira. Alessandra Galletta, 1998 |
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"L'universo
nel collo di Del Piero" Non è detto che il lavoro di Gabriele Picco (al quale manca un esame per laurearsi in lettere moderne - esame che dice di aver fallito per preparare la mostra di Napoli - sottile tentativo di creare dei sensi di colpa nel critico che lo presenta) stravolga del tutto quanto detto prima. Ho almeno due indizi sicuri per affermarlo. Il primo è il titolo della presentazione di Alessandra Galletta a Disegnacci e Disegnini, la prima personale di Picco in Viafarini (Milano 1998): Potrei stupirvi ma non è detto. In questo saggio Alessandra Galletta scrive: Ebbene, Gabriele Picco manifesta l'abile genialità fanciullesca di dare la notizia sotto una forma infantilizzata, con un linguaggio semplice fatto di nomi comuni e di fatti `strani': `L'avido di bellezza', `Allo zenit del calvo', `Il lanciatore di pozzanghere in allenamento', che cosa sono, oltre i titoli delle sue opere? Difficile rispondere oppure facilissimo: sono i titoli del giornale, dell'inserto illustrato, della futura news televisiva, sono l' `Accade domani' di oggi, con la sola, ma capitale, differenza. La differenza e' che i disegnacci di Picco non vanno confusi con quella tipologia del disegno, in voga negli ultimi anni (si pensi a Pettibon) che macinano quotidianità per restituircela sotto l'egida dell'arte. Tanto non basterebbe a stupirci e non è detto che lui voglia stupirci. Il secondo indizio è un lavoro del 1998, Del Piero dal collo lungo, che ci mostra lo juventino di spalle, il numero dieci in bella vista e un collo allungato oltre misura. Il nostro Picco quotidiano dimostra una certa generosità nel filtrare immagini d'ogni giorno, nel manipolarle secondo le proprie inclinazioni, nel passarle attraverso il setaccio della cronaca, di una contemporaneità vivace ed eccessiva, nel provarle confrontandole con la storia. In effetti, la storia e la storia della pittura, in qualche modo rientrano se si pensa che soltanto cinque secoli fa il Parmigianino dipinge una Madonna dal collo lungo. Forse questo, si, ci stupisce, che un giovane artista sappia trarre profitto dalle lezioni della storia più che dalle traballanti illazioni dell'ennesimo epigono di Kosuth. Con Gabriele Picco cronaca e storia, dunque, si confondono ma non ci vengono restituite in maniera confusa. Picco dimostra una sorprendente maturità nel proporci un universo parallelo nel quale circola il proprio avatar, privo di lamentele personali, semmai ricco di riflessioni, di connessioni tra i nostri micro-universi e quell'altro, grande e spesso impenetrabile che è sempre stato il territorio preferito dall'arte. Gianni Romano, 1999 |
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